neve di natale

Il Natale è alle porte, di conseguenza, Talenti in Erba non può non ospitare una storia a tema. Sto parlando del racconto natalizio di una nostra vecchia conoscenza: Serena De Benedetto, che oggi ci presenta Neve di Natale.

Neve di Natale

Era seduta scomposta, davvero troppo scomposta, persino per il maschiaccio che era lei, ma non le importava affatto!

C’erano dei vantaggi ad essere uno dei più giovani Membri Anziani. Giovane Membro Anziano era un ossimoro… ecco un altro vantaggio, aveva avuto tanto tempo per imparare tante cose.

Lei era tutta un ossimoro, continuo. Almeno secondo i canoni tradizionali, non solo quelli del suo tempo, ma quelli di tutti i tempi, quelli della teologia.

Secondo i canoni del suo tempo persino tutti loro erano assurdi, la loro stessa vita… no, esistenza-si corresse.

Da quanti anni era su quella nuvola? Sbirciò sulla Terra, era il Natale del 2013! Erano più di 10 anni che se ne stava lì!

Certo poteva muoversi, non c’erano restrizioni per quelli come lei!

Era un Capitano di Reparto Speciale: aveva faticato tanto per guadagnarsi quel posto, ma aveva potuto attendere al suo compito solo qualche volta, e nessuna veramente importante.

Anna sbuffò e si rese conto che anche in quel Natale sarebbe stata a riposo sulla sua nuvola preferita, al massimo avrebbe scrollato u po’ le ali, facendone cadere dei piccoli fiocchi di neve, per provare a tastare il terreno, ma nessuno avrebbe richiesto i suoi servigi. Di nuovo.

Era certa che Giovanni l’avrebbe presa ancora in giro!

Giovanni era il suo migliore amico e come lei era uno degli angeli che facevano parte dei Membri Anziani, reparto Italia. Era morto a soli 29 anni, anche se non era troppo strano per il 1250.

Quando lei era volata in cielo, all’età di 19 anni, lui faceva già parte dell’elite angelica italiana, essendo morto più di cinquecento anni prima. Era stato il primo ad accoglierla, a guidarla, a spiegarle quello che era successo e il motivo per cui lei era diventata un angelo azzurro.

Da lui aveva appreso che era morta di scarlattina; le anime, le aveva spiegato, non si rendono conto di quando il corpo che le tiene imbrigliate muore, nel suo caso il delirio febbricitante le aveva anche tolto quasi del tutto la consapevolezza della malattia.

Le aveva spiegato che Lì non esistevano convenzioni né obblighi sociali, non c’erano regole perché se erano stati scelti per divenire angeli significava che avevano un anima pura e buona e quindi bastava obbedirle.

Le aveva spiegato un mucchio di altre cose in un tempo ridicolmente breve e lei era certa di non essere riuscita a seguirlo, ma non servivano spiegazioni, si era resa conto, aveva assorbito e compreso tutto, prima che il suo cervello ne avesse realmente coscienza, Era uno dei vantaggi di essere un angelo, aveva poi capito.

Ed essere un angelo era del tutto diverso da quello che credevano in molti.

Tutto il blaterare di sua madre sull’essere educata e remissiva, sciocchezze che non avevano fatto mai entrare nessuno in Paradiso, come testimoniava del resto il fatto stesso che lei ci fosse. L’assoluta beatitudine angelica? Sciocchezze! Il distacco dalla Terra e dai sentimenti umani? Enorme sciocchezza! Come avrebbero potuto gli angeli essere d’aiuto agli uomini senza capirli? Non provava lo stesso grande Boss -Dio per intenderci, le aveva detto Giovanni strizzando l’occhio- amore per gli umani e gli angeli. L’eterna lotta con i diavoli? Per di più cercavano d’ignorarsi a vicenda, si “vedevano” solo nel momento in cui una delle due schiere provava a strappare un uomo alla propria indole, fosse redimere un malvagio o portare sulla cattiva strada un animo buono, ma il loro non era propriamente uno scontro… potevano solo influenzare in un modo o nell’altro la coscienza dell’umano. Una volta che questi avesse deciso… hasta la vista fino al nuovo punto di svolta.

Potevano persino incontrarsi, angeli e diavoli, nella notte di Halloween, per discutere una cosa o l’altra- a lei non era mai importato, quindi non aveva mai partecipato, ma Giovanni l’aveva fatto più volte.

La più grande sciocchezza che però tutti credevano era che gli angeli fossero asessuati. Lei era una donna, era la stessa ragazza di 19 anni che era morta, con il suo carattere, i suoi difetti e i suoi sentimenti. Era il suo buon cuore, anche se nascosto da modi scostanti, che l’aveva fatta diventare un angelo.

Lei era persino un angelo azzurro!

Ogni angelo aveva un diverso colore, colore che s’intravedeva nel riflesso delle piume delle loro ali quando ardevano d’amore al cospetto del Grande Capo.

Essere un angelo azzurro era un privilegio molto particolare. Nessuno sapeva come si veniva scelti per questa particolare schiera, nessuno tranne il grande Boss naturalmente, si conoscevano solo le caratteristiche che avevano e le “possibilità di carriera”, oltre che i grandi nomi che avevano fatto parte della schiera, ma molte erano leggende a cui il Boss sorrideva, ma che evitava accuratamente di smentire o confermare: si parlava della vergine Maria e di qualche papa, oltre che di Giovanna d’Arco e S. Francesco.

L’unica certezza era che i più importanti angeli azzurri erano stati Lucifero e Michele.

Due antitesi, che avrebbero dovuto dirla lunga sulla polivalenza di questa schiera e invece questo aveva fuorviato parecchio, almeno finché un millennio e mezzo prima il Boss aveva detto:- Sono i figli prediletti, nel loro sventurato cuore ancor più simili a me.

Il loro grande potere? Potevano guadagnare tutti i poteri, ma uno gli era proprio, e nessun altro poteva averlo perché gli era proprio sin da umani: una grande, immensa empatia, una comprensione dell’animo umano e delle emozioni umane talmente profonda che poteva essere dolorosa.

Erano gli angeli più simili agli uomini, più diversi; più originali, preferiva dire lei.

Erano più gioiosi, più coinvolti nella vita umana, ma anche esposti alla tentazione, così come erano gli uomini e come era stato per Lucifero.

I sentimenti si agitavano nel loro cuore in modo impetuoso e frastornante, e visto che la loro anima era composta quasi esclusivamente dal loro cuore …

Non era così per tutti … La schiera degli angeli gialli era ad esempio il loro opposto, la loro anima era la loro mente, i loro valori. Forse era dovuto al fatto che avessero un’età differente. Giovanni diceva sempre che erano i più saggi. Lei li chiamava vecchi. Non c’era un angelo giallo al di sotto dei cinquanta …

Giovanni invece era un angelo indaco. La loro indole era quella pacata e cauta di chi ha un ottimo equilibrio interiore, un perfetto connubio tra cuore e mente.

C’era una schiera per ogni colore dell’arcobaleno, in più c’era una schiera accecante: erano tutti i bambini, da quelli nati morti, povere anime candide, a quelli morti ad un’età d’innocenza, età che sembrava stesse scomparendo tra gli uomini. Questa schiera andava a confluire negli angeli arancioni, man mano che questi bambini avevano acquisito coscienza della propria vita, come individuo. Alcuni angeli arancioni avevano la sua età, altri erano addirittura più grandi. Il maggiore aveva l’età di Giovanni, ed era stato in vita, come ora in morte, un bambinone.

A quella fascia d’età appartenevano anche gli angeli rossi, angeli particolarmente attivi, che preferivano pensare a tutti i perché del mondo, a riflettere e a discutere … ce n’erano anche di più vecchi. E c’erano anche menti illustri della storia, il più riconoscibile era certamente Socrate.

Gli angeli verdi erano particolari estimatori della natura, come delle ninfe e dei folletti dei boschi, apprezzavano la natura in ogni sua forma, dalla vita dello scarafaggio alla radura isolata in un bosco, di tutte le età e di carattere diverso erano scienziati, medici e archeologi. Spesso si mischiavano con gli angeli rossi e con loro indagavano i misteri dell’animo umano.

Gli angeli viola invece erano particolarmente tristi. Avevano tanto sofferto nel lasciare la loro vita che desideravano solo proteggere chi ancora poteva goderne. E, non riuscendo a far altro se non proteggere gli uomini, osservavano malinconici gli angeli azzurri che si facevano coinvolgere totalmente dalle emozioni umane.

Un coinvolgimento che per chi apparteneva alla sua schiera era così forte e totale da essere sfiancante: spesso i novellini non riuscivano a sopportarlo e capitava svenissero.

Per fortuna- molto più “purtroppo”- erano decenni che non arrivava un angelo azzurro novellino. Gli umani erano troppo occupati a soffrire, non erano cattivi, solo non avevano spazio, nella loro miseria, per il dolore degli altri, e ancor meno per la gioia.

Anna dopo duecento anni era riuscita ad occupare un posto straordinariamente importante: era responsabile della Neve di Natale!

Non un compito semplice e nemmeno sbrigativo. Persino comprendere i motivi per cui quel compito esisteva era difficile per molti angeli, nemmeno tutti quelli del suo reggimento capivano l’importanza del loro compito, anche se erano tutti angeli azzurri.

Lei stessa l’aveva capito solo dopo i suoi primi dieci lustri di servizio, glielo aveva dovuto spiegare il Capo in persona.

-La Neve di Natale, figlia mia,-le aveva spiegato – è l’unica cosa davvero magica che ancora esista. L’unica cosa che nessuno può fingere di odiare, che nessuno può non godersi. Persino Lucifero, lo vedo, ancora ne resta incantato, nonostante la sua età, è un incantesimo persino per me. Ma deve essere la vera Neve di Natale. Non basta che sia una normale nevicata. È una nevicata chiesta dal cuore dei fanciulli, figlia mia, per questo è così magica.-

-Perché con quella nevicata tutti tornano fanciulli, vero Padre?- aveva risposto, comprendendo,- Perché tutti si fermano, smettono di pensare alle loro tribolazioni e lasciano che la dolcezza di quei fiocchi si posi sui loro occhi, sui loro muscoli, sulle loro anime, nelle loro menti, sui loro cuori?-, Dio in risposta le aveva sorriso enigmatico.

Quello era, lo avrebbe imparato col tempo, il vero sorriso di Dio, sempre enigmatico e compiaciuto dall’amore dei suoi figli, o anche solo orgoglioso dei loro progressi, come delle loro gioie. Ma mai palesemente allegro, o duraturo. Sempre enigmatico. Perché mentre qualcuno ride tra gli uomini, un altro si dispera, sempre. Mentre qualcuno nasce, un altro perde sempre qualcuno che ama. E’ la legge del mondo, l’ha creata Lui, ma proprio per questo ferisce Lui più di tutti gli altri.

Per questo la sua sola presenza portava un profumo particolare, quello del prato appena nato e della salsedine al tramonto, odore di primavera e rimpianto. Almeno per lei. Ognuno lo avvertiva in modo diverso. C’era persino chi restava consapevolmente abbagliato dalla sua essenza.

Anna all’improvviso si tirò su a sedere quando sentì quel profumo che tanto amava, era suo Padre, ma era anche il Capo e sicuramente non poteva essere felice di lei. Per questo lo accolse a capo basso.

-Figliola …- la chiamò e lei si sentì avvolta dal suo amore, per lei e per tutti quegli uomini, quei bambini, che non sapevano più chiedere la Neve di Natale, e si gettò singhiozzante tra le braccia di Dio, che semplicemente la avvolse finché non si fu calmata.

-Padre, nemmeno più i bambini vogliono la loro Neve. Come possiamo regalare agli uomini un attimo di pace? Si torturano, si dannano e si rassegnano al dolore. Ci abbandonano, Padre.-

-Figliola questo e’ il momento, l’epifania delle tue ali arcobaleno.-

Nessuno sapeva cosa fossero le ali arcobaleno, tutti avevano letto della loro esistenza dai libri angelici, ma non sapevano a cosa corrispondessero, a quale schiera li destinasse, nessuno di quelli che conosceva aveva le ali arcobaleno e nessuno le aveva mai viste.

Erano secoli che gli angeli rossi si interrogavano a tal proposito, ma non c’erano ancora state risposte.

-Padre io non so cosa…-

-Apri il tuo cuore Anna. Spalancalo.-

-Ma il mio cuore deve essere concentrato su quello dei bambini, Padre.-

-I bambini… non esistono più, sono adulti in miniatura, senza nostalgia, senza ricordi di spensieratezza. Apri il tuo cuore… È il momento che la Neve di Natale cada dalle tue ali… ma dalle ali arcobaleno.-

Lo guardò timorosa ed annuì aprendo il suo cuore. Fu investita da tutto, sentimenti buoni e cattivi, mille volti, adulti ed infanti, vecchi e giovani, di tutto il mondo, per un attimo pensò che stesse per svenire come una novellina, ma si sentì trattenere dalla presa avvolgente del Padre e, rassicurata, finalmente lo sentì. Il cuore puro che chiedeva la sua Neve, una neve che solo lei avrebbe potuto dare, tutta lei, non aveva bisogno di sottoposti o reggimenti.

-Ricorda che ti amo-, le sussurrò il Padre mentre lei chiudeva gli occhi, apriva le ali lucenti di mille, non solo sette, colori e si lasciava cadere dalla nuvola, nel vuoto. Sentì milioni di fiocchi partire dalle sue ali e lasciò che il suo spirito si aggrappasse ad uno di questi.

Mentre cadeva lo vide.

Il ragazzo della Neve: a chiunque poteva sembrare un ragazzo poco importante, trascurato, dall’aspetto debole, aveva la sua età e girava curvo per la città.

Anna era inebriata da quell’esperienza, molto più che mistica, non sapeva nemmeno più dove fosse, poteva solo vedere gli occhi del ragazzo che guardavano nella sua direzione. no- si disse- guardavano la neve, non lei, eppure sembrava che i suoi occhi straordinariamente turchesi stessero cercando lei.

Fu così che accadde, si distrasse cercando in quegli occhi turchesi e si lasciò cadere, come il fiocco di neve, sulle labbra di lui, rese rosse dal freddo. Nel momento il cui sfiorò quelle labbra si ritrovò umana in strada. E, nel suo ultimo barlume angelico, seppe.

Gli angeli azzurri in realtà potevano tornare sulla terra, quando le loro ali divenivano arcobaleno e venivano colpite dal sentimento umano che gli era destinato.

Gli angeli azzurri potevano tornare.

Era passato qualche anno ormai quando Anna si ritrovò a guardare gli occhi turchesi del suo futuro marito e capì che era nata per amarlo, era nata in un altro tempo e in un altro luogo ma il suo destino era amarlo, di un amore totale ed unico, nemmeno l’amore di Dio era così, erano due amori completamente diversi, ma avevano la stessa intensità, quasi dolorosa.

Mentre il suo fidanzato era distratto alzò lo sguardo al cielo.

Era la vigilia di natale e un piccolo fiocco di neve candida si posò sulle sue labbra.

-Grazie Capo!- bisbigliò prima di tornare dal ragazzo dal cuore più puro di un bambino.

Era presto ma sapeva che avrebbe rivisto la Neve di Natale: tra un paio d’anni sarebbero stati proprio i loro bambini a chiederla, dei Veri bambini.

SERENA DE BENEDETTO è una Dottoressa in Lettere moderne con la passione per la scrittura e la traduzione. Se ti va di conoscerla anche come traduttrice, seguila su Subspedia.

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