Luigi candita

Oggi vi proponiamo un racconto molto toccante scritto dall’amico Luigi Candita, socio nonché fondatore di ArtPoetry Collaborazioni.

Un profumo dolce, inebriante, un sapore fruttato. Ovunque lei passasse, tutti gli uomini si voltavano a guardarla; non che fosse particolarmente attraente, ma aveva quel suo perché, non solo nel profumo che amava mettere tutti i giorni, anche e soprattutto nel suo portamento da vera signora, in quello che diceva e come lo diceva, d’altronde era una delle poche donne istruite della sua città. Questa era sua madre, o almeno, era tutto ciò che ricordava di lei.

Giuly era troppo piccola perché ricordi tutto di lei e quel tutto era il suo mondo, il suo ideale, una volta che sarebbe cresciuta. Il suo papà spesso le diceva «Lei è la mia regina e tu, sei la mia principessa!» e ogni volta le sorrideva e poi un giorno, come sempre, lui le disse così e lei «Papà e tu chi sei?» gli chiese, spiazzandolo completamente, tant’è che non seppe dirle altro che «Io sono solo il vostro umile servitore!», lei lo guardò, ma senza dire niente e poi «Mamma che cos’è un servitore?» e la sua mamma, col sorriso sulle labbra «Un signor nessuno!», a quella parola, nessuno, la bimba ricordò che la madre gli spiegò cosa significasse essere nessuno e allora replicò, abbracciando le gambe del padre «No papà … tu sei il mio principe!» piangeva e sorrideva allo stesso tempo e con lei i suoi genitori.

E poi c’era il suo nome, troppo bello per dimenticarlo, così carico e denso di storia, un’emozione unica: Italia, infondo era la sua mamma.

Era…

La sua mamma era andata in cielo, quando lei aveva ancora cinque anni. Quanti ricordi tristi di quel giorno: suo padre che piangeva, la sua mamma distesa sul letto dell’ospedale che dolcemente, sorridente gli teneva la mano vicina al suo viso, lei era troppo piccina, non conosceva cosa fosse la sofferenza, non ancora almeno «Mamma, perché papà piange?» e guardava il suo papà, «È felice!», ma nonostante la sua piccola età, capiva che non era vero.

Soffrì molto, quando il papà le spiegò che la sua bella mamma non c’era più.

Sono passati dieci anni da quel funesto giorno, Giuly è una bella ragazzina, sorridente, spigliata, ha il suo perché. Forse il profumo che amava tanto mettere la sua mamma o perché il suo principe le aveva insegnato che inseguire i propri sogni, anche se folli, era il modo migliore per vivere una vita piena e felice.

Questo perché Antonio, il suo papà, è un musicista, un cantautore. Non ha mai fatto fortuna con questo suo sogno, ogni tanto andava a fare delle serate nei locali della sua città, ma il suo lavoro vero è al canile municipale. Ha una vera passione per gli animali, soprattutto per i cani, ne ha addirittura due in casa, due meticci che ama e accudisce come fossero altri figli. L’amore della sua vita rimane comunque sua figlia, la sua principessa.

Un giorno Giuly fa una scoperta eccezionale: mentre metteva in ordine la camera da letto del padre e riordinava l’armadio, era sempre un disastro quando il padre doveva scegliere cosa mettere nelle sue serate ai locali, notò che il fondo si muoveva. Non ci aveva mai fatto caso a questo, inconsueto, particolare. Provò ad alzarlo, ma era un pò troppo pesante per lei e s’ingegnò: prese un manico di scopa, alzò il fondo in legno, quel tanto che gli bastò per infilarci dentro il manico, ce l’aveva fatta, d’altronde una delle sue qualità era la sua cocciutaggine, ereditata dalla madre; si riposò un attimo, appena un attimo, troppa era la curiosità di vedere cosa potesse nascondere.

Fece leva, il legno del fondo dell’armadio scricchiolò e con esso anche il manico di scopa e finalmente, con un sonoro crack, cedette. Lei per il contraccolpo, fu sbalzata indietro, cadendo sul fondoschiena «Ahi, ahi…» si lamentò, massaggiandosi la parte dolente, mentre si rialzava da terra.

Quando fu perfettamente ritta in piedi, lo vide.

Non era nulla di così prezioso, come poteva esserlo uno scrigno, era semplicemente un diario dalla fodera in pelle, coperto di polvere; lo prese, con un soffio fece scivolare via la polvere in eccesso e con la sua manina delicata, tolse il resto. La fodera che rivestiva il diario era logora e sgualcita per l’uso, l’aprì ed alla prima pagina lesse: Un mondo tutto mio e a capo: Italia.

Era emozionata ancor più di prima, aveva tra le mani il diario segreto della sua dolce mamma «Quanto mi manchi …» disse a bassa voce, mentre una lacrima solitaria le scendeva lungo il viso.

Voltò pagina e, non appena cominciò a leggere, si rese conto che era un pò come se lo avesse scritto lei

– Ciao, oggi è il mio compleanno, faccio quindici anni e sto scrivendo sul diario che mi ha regalato la nonna. È bello, la copertina è in pelle con gli angoli in ottone. Ho deciso che sarà il mio diario segreto, un segreto solo mio e di nonna. –

Non era la bella scrittura che Giuly aveva visto un pò di tempo fa in una lettera che gli aveva mostrato il papà, quella era elegante e raffinata, questa, invece, sembrava la sua, ma non era possibile, non aveva mai avuto un diario segreto e poi, pensò, oggi compiva quindici anni e ancora non aveva ricevuto ne gli auguri e ne tantomeno un regalo, poi sorrise «Grazie del regalo mamma!», lo chiuse e lo baciò.

Lo guardò attentamente, proprio come lo aveva descritto la mamma, era in pelle e a smussare gli angoli c’erano delle finiture in ottone «Eh sì,» penso a voce alta «è proprio bello!» e se lo strinse forte forte al cuore; lo riaprì e passò alla pagina successiva

– Ieri è stata una bella giornata, è stato il mio compleanno e ho ricevuto tantissimi regali, anche dalla mia mamma e dal mio papà e il regalo più bello è stato della nonna, questo diario dove sto scrivendo. La nonna mi ha spiegato che posso costruirmi un mondo tutto per me quando mi sento sola e triste e in questo mondo essere più felice. Non capisco perché mi ha detto così. –

Le sembrava di leggere un bellissimo libro di favole, solo che la protagonista era sua mamma, continuò a leggere, senza accorgersi del tempo che passava

-Oggi sono stata a casa di nonna e le ho chiesto perché mi ha detto così l’altro giorno e lei mi ha detto che un giorno capirò. Ma un giorno quando le ho chiesto? E mi ha detto solo, un giorno. –

Girò la pagina e nel farlo, si accorse, dall’orologio che aveva al polso, che si era fatto proprio tardi e ancora non aveva fatto tutte le faccende di casa. Chiuse il diario e lo nascose tra le sue cose, in camera sua, ripromettendosi che lo avrebbe continuato a leggere più tardi.

Giuly aveva svolto diligentemente tutte le faccende di casa, il padre tornato dal lavoro, le aveva portato un regalo, non si era scordato del suo compleanno, come avrebbe potuto, era la sua principessa. Le aveva regalato un vestito nuovo, sapeva bene quanto le piacessero e quanto amava i colori tenui e le fantasie più particolari: era panna con delle belle e delicate rose stampate che ricoprivano l’intero vestito.

Il giorno si era fatto tardi, il sole stanco, finalmente, si andava a riposare, mentre timidamente nel cielo apparivano le prime stelle. Anche Giuly era stanca, ma non per questo aveva dimenticato il diario della mamma; lo prese, se lo portò al cuore e lo strinse forte forte «Mamma…» aveva gli occhi lucidi.

Lo scostò da se, lo baciò e appoggiandolo delicatamente sul letto, si cambiò per la notte.

Si sistemò sul letto, con il cuscino dietro le spalle e finalmente, aprì il diario; notò subito, quasi con piacere che lo aveva aperto proprio alla pagina che aveva lasciato in sospeso quella mattina.

Qualcosa era cambiato, non seppe dire cosa, ma ne era certa.

-Oggi è un giorno terribile e questo diario è tutto ciò che mi rimane della mia cara e dolcissima nonna.-

Solo una frase, quella frase e null’altro su quella pagina.

Giuly rabbrividí, era certa che quella stessa mattina, la pagina fosse piena, colma di parole, poi di nuovo quella strana sensazione, come se qualcosa fosse cambiato.

D’istinto tornò indietro alla prima pagina e tutto era come lo ricordava: il titolo che la mamma aveva messo al diario e sotto il suo nome «Ma si può essere così stupide!?» si apostrofò, battendosi il palmo della mano sulla fronte «Cosa mi è venuto in mente?! È solo un semplice diario!» e sorrise di sè, anche se il suo istinto le diceva che c’era qualcosa che non andava, pensò che una volta tanto aveva fatto cilecca e parlando a se stessa «Ora ti dimostrerò che ti sbagli!» e girò pagina «Ecco ve…» il ‘vedi’ gli morì praticamente in gola, la pagina era immacolata.

Non riusciva a credere ai propri occhi, tornò alla pagina precedente ed era tutto normale, tornò a quella ed era ancora bianca, passò alle successive ed anche quelle erano bianche; le girava la testa, non capiva cosa stesse succedendo, le sembrava impossibile, girò la pagina successiva è «Si vede che sono stanca, qui è come l’avevo lasciata…» gettò davanti a sé il diario, la curiosità aveva lasciato il posto alla paura; su quella pagina non c’era più scritto quello che aveva letto poc’anzi, bensì

-Oggi è un giorno bruttissimo, la mia mamma è andata in cielo e non la rivedrò mai più-.

Erano le stesse parole che usò lei stessa, tanti anni fa, ricordò.

Lo stava ancora fissando, quando quella frase scomparve, lasciando il foglio lindo. Si fece coraggio, lo prese e se lo mise in grembo, sfoglio le pagine a ritroso ed erano tutte completamente bianche, tranne quella in cui c’erano il titolo ed il nome della mamma, solo che adesso, non c’era più scritto Italia, ma Giuly.

E svenne.

Si risvegliò, per un attimo pensò di aver avuto un brutto incubo. Era distesa nel suo letto, la stanza era inondata dal sole e dal profumo del mare che distava poche centinaia di metri da casa. Messa a sedere sul letto, si guardò tutt’attorno. Tutto era perfettamente in ordine, come lo aveva lasciato la sera prima, c’era solo un oggetto, poggiato sulla scrivania di fronte al letto che riconobbe subito: era il diario della mamma.

Si alzò e lo andò a prendere, non ricordava quando lo avesse poggiato lì, poi sorrise: «Papà deve averlo visto sul letto e lo avrà spostato per non farlo cadere». Si disse e sorrise.

Aprì la porta della camera e la sensazione della sera prima si impossessò nuovamente di lei: il corridoio sempre spoglio, aveva le pareti adornati con quadri, foto e qua e là, a terra, vasi di piante e fiori. E poi c’era quel profumo dolce, inebriante, dal sapore fruttato che permeava il corridoio di fronte a lei.

Giuly si fece coraggio e si diresse verso la cucina, da lì provenivano suoni e profumi che le ricordavano l’infanzia; arrivata, vi entrò e tutto al suo interno era in ordine. Era in ordine proprio come quando c’era la sua dolce mamma, la regina di papà.

Non seppe trattenere le lacrime, per lei tutto quello era un sogno «E se fosse tutto vero?!» disse a voce alta ed in quell’attimo sentì distintamente il profumo della sua mamma «Questo è tutto il mio mondo ed ora è anche il tuo, figlia mia!», Giuly rabbridí involontariamente.

Quella voce.

Si voltò immediatamente e lei era lì, di fronte a lei che le sorrideva «Oh mamma…» e le corse incontro e l’abbraccio forte a se: «Se questo è un sogno, non svegliarmi!» disse tra le lacrime che le inondavano il viso.

Italia le accarezzava i capelli e rimasero così, madre e figlia per un tempo interminabile, poi la madre la allontanò da se, trattenendola per le spalle: «Ti devo spiegare tante cose e ci è rimasto così poco tempo per farlo!». Il suo sorriso era triste, quasi una forzatura, Giuly se ne accorse, era una ragazzina molto attenta e perspicace e le sorrise, poggiando le sue mani su quelle della mamma che ancora la trattenevano. «Questo è solo un bellissimo sogno – le chiese- vero mamma?».

«Si e no». Fu la repentina risposta di Italia, «Piccola mia, questo mondo è una magia di nonna Giulia, è complicato da spiegare». Stavolta sorrise; Giuly era rapita dalle parole della madre, voleva ascoltare la sua voce ancora e ancora e ancora.

«Questo mondo lo aveva creato solo per me e per lei». La sua voce era così bella, così intensa che quando parlava al padre, anche lui ne rimaneva estasiato; lei sorrise nel vedere l’attenzione con cui la seguiva la figlia e riprese. «Qui potrai fare tutto ciò che vuoi, dar corpo al tuo immaginario e ai tuoi ricordi». La accarezzò dolcemente: «Mamma allora anche tu fai parte dei miei ricordi, non sei reale». Non era una domanda, piuttosto una constatazione.

«Tesoro mio… Puoi venire qui tutte le volte che vorrai, tutte le volte che ne avrai bisogno… Dopo tutto il tempo passato qui con nonna, parte del mio spirito è qui!». Le strinse forte le spalle e stavolta fu lei ad abbracciarla forte forte a se, perdendosi nella morbidezza dei suoi capelli. «Io e la nonna ti abbiamo vista crescere e diventare grande… Te lo meritavi questo regalo!», Giuly allontana dolcemente la madre da se, tenendola per le mani e sorridendole «Papà ti ama ancora e ti piange tutte le notti… Lo sai, sei la sua regina!».

Giuly è di nuovo in camera sua ed ha ancora il diario fra le mani: è tornata nel mondo reale.

Alle sue parole ‘Lo sai, sei la sua regina!’ aveva visto sul volto di sua madre lacrime cristalline, scendere giù.

Da quel momento, tutte le volte, bastava che stringesse a se quel magico diario per ritrovarsi catapultata nel suo mondo speciale, dove ad attenderla c’era sempre la sua dolce e cara mamma che l’avrebbe consolata e aiutata a capire come fosse fatto il mondo vero.

Giuly era diventata una bellissima donna, proprio come sua madre ed era tanto che non andava nel suo mondo magico, non ne aveva avuto più ne il tempo, ne bisogno, ora anche lei aveva trovato il suo principe e con lui, una figlia fantastica: Italia.

Un giorno d’estate sua figlia va da lei e le dice: «Mamma, sai ho conosciuto la nonna». Giuly era rimasta inebetita, fissava semplicemente la piccola Italia, «Ti vuole bene!» e con un dolcissimo sorriso si allontanò dalla madre, appena in tempo per non vedere una lacrima cristallina solcarle il viso.

Luigi Candita è nato il 28 Giugno 1975 a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, ma ha sempre vissuto a Castrovillari. In questo piccolo paese in provincia di Cosenza, insieme ad un caro amico, ha scoperto il piacere della lettura e della scrittura. Qui, recandosi periodicamente nella biblioteca comunale ha avuto modo di leggere svariati autori. Tra i suoi preferiti E. A. Poe, A. C. Doyle e H. P. Lovecraft.

3 Commenti

  1. ho trovato piacevole la sensazione di lasciarsi trasportare da quella sottile atmosfera surreale arricchita di curiosità e, allo stesso tempo, sfumata di dolcezza… Il legame bigenerazionale madre-figlia, nella sua semplicità, rappresenta quasi un portale per raggiungere il misterioso rifugio dalla realtà e questo vale anche come conferma: siamo tutti un po’ sognatori.
    Mi è piaciuto tanto, complimenti! 🙂

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