finalmente cresciuto
Continua l’appuntamento con Talenti in erba: oggi è la volta di Serena De Benedetto, Dottoressa in Lettere moderne con la passione per la scrittura e la traduzione, che ci propone Finalmente cresciuto.

 

Stavo sognando beato, prima che iniziassero a suonare il campanello.

Aprii l’occhio destro e notai che ancora non filtrava la luce dalla finestra, segno che il sole ancora non era spuntato, a malincuore cacciai il braccio dal sarcofago di coperte in cui dormivo: era pieno inverno e decisamente la mia abitudine di dormire solo in boxer non andava molto d’accordo con l’aria gelata nel mio appartamento. Mentre maledivo questa mia “scelta di vita”, così l’aveva definita una delle mie ex, afferrai la sveglia dal comodino cercando di distinguere le cifre analogiche: erano le 4 del mattino. Rimisi il caro aggeggio portatore di sventura mattutina – sì, amo dormire e per me la sveglia è un aggeggio infernale- al suo posto e mi schiacciai il cuscino sulle orecchie, deciso ad ignorare chiunque avesse deciso di disturbarmi a quell’ora.

Dopo “soli” altri 15 minuti il campanello smise di suonare. Potevo rilassarmi e riprendere a dormire, finalmente, ma il mio cellulare iniziò a suonare. Sbuffando lo afferrai e risposi, gli occhi serrati come per trattenere il sonno tra le ciglia, se avessi aperto gli occhi non sarei più riuscito ad addormentarmi e ci tenevo al mio riposo.

-Pronto?-, la mia voce era roca, ma anche infastidita.

-Guido! Hai risposto! Per caso stavi dormendo?-era mio cugino, Riccardo, strano.

-Di solito faccio questo alle 4 di notte, tu invece? Ti viene voglia di chiacchierare?-, lo sentii sbuffare. Perché naturalmente lui mi svegliava alle 4 e aveva anche il diritto di sbuffare!

-Senti, se non hai nulla d’importante da dire-, continuai dopo un  attimo di silenzio, – potresti richiamarmi tra almeno quattro o cinque ore?-

-Sono alla porta di casa tua, aprimi per favore.-, grugnii e riattaccai.

Mi trascinai tremante per il freddo – era proprio il momento di iniziare a mettere qualcosa addosso nelle sere così fredde- alla porta.

Appena la aprii rimasi a bocca aperta.

Mio cugino aveva un vestito molto elegante, ma completamente schizzato di vomito, la camicia era anch’essa sudicia e maltrattata, i capelli in disordine e il viso stravolto, ma la cosa più assurda era che a stento riusciva a reggere, tenendole un braccio intorno alla vita, Lisa, la mia dolce, bellissima ed in quel momento incosciente Lisa.

Mi feci da parte e lo lasciai entrare; appena mi passò accanto afferrai la ragazza e la portai nel mio letto, mentre Riccardo si lasciava cadere, stremato, sul divano.

-Si può sapere che diavolo ci fai qui? Per di più in queste condizioni?- gli chiesi arrabbiato senza alzare la voce, per paura di svegliare la bella addormentata che, mi ero accorto mentre la tenevo in braccio, puzzava di alcol peggio di un pub irlandese!

-Ti prego, no. Non è il momento, non sono dell’umore.-

Era strano. I suo occhi blu, di solito così allegri quando mi vedeva, erano rivolti in basso e metà del suo volto era coperto dei capelli neri, stranamente troppo lunghi, persino la sua postura, sempre impeccabile grazie ad anni di nuoto, era stravolta.

Il fatto che poi non riuscissi a comprendere che espressione avesse mi spaventava non poco.

Io e Riccardo eravamo come fratelli, una volta, molti in effetti vedendoci insieme credevano davvero che lo fossimo, non perché ci somigliassimo fisicamente, io ero decisamente meno interessante con i miei semplici capelli castano chiaro e gli occhi verdi, ma perché avevamo alcuni comportamenti similissimi, il modo di camminare ad esempio, o quello di stare a tavola, il modo di sorridere o di alzare gli occhi al cielo per dissentire platealmente, anche alcune nostre espressioni erano identiche, avevamo persino gli stessi tic un tempo. Perché siamo cresciuti insieme, le espressioni, i modi di fare erano quelli che entrambi avevamo imparato da suo padre. Nostro padre.

Mille volte ho letto o sentito alla tv che il padre non è quello che ti mette al mondo, ma quello che ti cresce. Beh, mio zio mi aveva cresciuto.

Mio padre doveva essere un brav’uomo, ma era un immaturo, mi voleva bene, ma non sapeva come fare il padre. Questo mi aveva detto lo zio Gerardo. E gli ho creduto per tanti anni, solo oggi mi rendo conto che nessuno sa come fare il padre, si fa semplicemente del proprio meglio. E lo zio e la zia erano stati il meglio del meglio, per me, Riccardo e la sua gemella Federica.

Se da bambino avevo perdonato l’assenza di mio padre, troppo impegnato a fare il ragazzino nei bar con gli amici, non avevo mai concesso il beneficio del dubbio a mia madre. Distrutta dal comportamento del marito, la mia dolce, ma debole madre, aveva fatto del suo meglio per permettermi di crescere in una vera famiglia, aveva persino sopportato tutto il mio odio per anni:  si era allontanata da me poco dopo la seconda elementare e non gliel’avevo mai perdonata.

Mio padre era già solo una presenza parassita nella nostra casa da anni, e lei aveva preso la decisione di farmi frequentare la primina così che potessi frequentare la stessa classe dei miei cugini. Doveva aver già deciso.

Piano a piano, proprio come voleva, la sua presenza divenne un optional nella mia vita, finché non mi trasferii a casa di sua sorella e iniziai a vederla solo la domenica, quando veniva a pranzo da “noi”.

Mia zia aveva provato a farmi capire che la sua scelta era dovuta alla volontà di farmi crescere con una vera famiglia, a darmi stabilità. Ma io non potevo accettarlo: era la mia mamma! Quale bambino accetterebbe di non essere con la mamma? Nessuno, credo, o almeno non io.

Comunque crescere in una famiglia perfetta non è semplice, soprattutto se quella famiglia non è la tua, e le rivalità si accentuano, perché quelli con cui cresci non sono davvero tuo fratello e tua sorella: ti sembra che tu voglia spodestarli, che voglia approfittare del loro affetto, e li invidi e li odi quando ti senti misero, perché credi che ti stiano compiatendo… Tutte assurdità, ora lo sapevo, ma l’adolescenza è tale per tutti…

Quando poi si era aggiunta alla mia strana rivalità con Riccardo una ragazza… si poteva ben capire perché i rapporti  tra me e mio cugino si fossero deteriorati.

Lisa era stata il nostro pomo della discordia.

Era la mia migliore amica ai tempi del liceo, ma per me tutto era cambiato palesemente solo l’ultimo anno, probabilmente però c’era stato qualcosa di più sin dall’inizio, quando ci divertivamo a stuzzicarci, battibeccare, ora direi che stavamo flirtando.

Riccardo dal canto suo era profondamente innamorato di quegli occhi verdi, quei capelli biondi e quel viso botticelliano, tanto innamorato di lei da decidere di non rivolgermi più la parola quando mi vide baciarla, l’ultimo giorno di scuola.

Non era stato programmato, io e lei eravamo amici, stavamo sempre insieme. Non ricordo cosa accadde, stavamo parlando di chissà cosa, un attimo dopo eravamo troppo vicini, e ci eravamo baciati.

Mi staccai appena vidi, dietro di lei, lo sguardo ferito di mio cugino. Questo è l’ultimo ricordo che ho di Lisa.

Quando tornai a casa ebbi una lite furiosa con Riccardo, in cui uscirono fuori tutte le rivalità, le differenze, tutto quello che scorreva inconfessato in un rapporto che tutti credevano idilliaco.

Una settimana dopo eravamo ancora ai ferri corti, quando partii per la mia prima vacanza da solo, in giro per il Paese, zaino in spalla, per scoprirne tutti i luoghi più affascinanti. Non ritornai più nella casa dei miei zii.

Mia madre, nonostante tutto,  aveva messo dei soldi da parte per me, per la mia istruzione universitaria. Quando finii la vacanza andai direttamente nell’ateneo che avevo scelto, a quasi 400 chilometri di distanza da casa mia.

Erano passati 6 anni: non avevo più né visto né sentito Riccardo, fino ad oggi. Certo, sapevo della sua vita, da Federica: era divenuto un avvocato e stava bene; sapevo che durante il primo anno all’università aveva iniziato ad uscire con Lisa, e non avevo più voluto sapere altro della sua vita privata.

Io invece ero diventato un chimico e lavoravo troppo per uno stipendio decisamente minimo.

-Ricardo…-, provai , ma lui mi guardò con uno sguardo stanco.

-Sai che quando te ne sei andato mia madre è quasi morta dal dispiacere? Era costantemente preoccupata per te e tu non chiamavi. Mi sono odiato perché ero sicuro che fosse colpa mia il tuo allontanamento…-

-Non era così, avevo bisogno di fare qualcosa da solo, dimostrare a me stesso che potevo stare in piedi anche senza i tuoi genitori a sostenermi, anche senza te e Federica a farmi da paracolpi…-

-E trasferirti qui?-, era una bella domanda, ma non avevo davvero una risposta, perciò tacqui e lui annuì piano abbandonando poi la testa sul divano.

-Come mai siete qui?-, chiesi dopo qualche altro minuto di silenzio.

-Aveva bisogno di un posto dove stare.-, fece cenno con la testa per indicare la nostra amica che riposava in camera da letto.

-Sei messo malaccio anche tu, però.-

– Guido non iniziare con quel tono! Non sono un ragazzino e tu non sei mio padre.-

-No, non lo sono… ma vorrei capire che ci fate in questa città e perché siete in questo stato pietoso.-, mi guardò un attimo e abbassò gli occhi.

-Eravamo venuti a fare un viaggio, in quattro, due coppie. Ma quel folle del ragazzo di Lisa le ha chiesto di sposarlo… non sono insieme nemmeno da un anno e vuole sposarla! È vero che si conoscono da anni, però… Lei comunque ha rifiutato, naturalmente, e si è dovuta sorbire una scenata assurda, nel ristorante in cui eravamo per giunta, sulla sua incapacità ad impegnarsi, sul suo essere una persona sempre triste e malinconica. Sul continuare a vivere nel passato, ad amare qualcuno che non l’ha mai amata… Naturalmente non sapevo di cosa stesse parlando quell’idiota, che tra parentesi le ho anche presentato io perché è il fratello della mia ragazza, e l’ha portata via dal ristorante urlandomi di non farmi vedere in hotel perché era colpa mia quella situazione. Così siamo rimasti al bar del ristorante e abbiamo bevuto finché non ci hanno cacciati. Lisa mi ha raccontato a cosa si riferiva quel cretino del suo, ormai, ex, ma era così ubriaca che appena fatti tre passi fuori dal ristorante ha vomitato tutta la cena costosissima che avevamo mangiato, allora mi sono reso conto che ci serviva un posto dove stare, e Federica mi aveva detto che avevi casa qui… mi sono fatto spiegare dove fosse casa tua… non sapevo che lei fosse venuta a trovarti…-

Riccardo era agitato, e molto.

-Cuginetto, calmati, eh! Vuoi dell’acqua? Un caffè? Nemmeno tu mi sembri molto lucido.-

-Mi mancava il tuo  “cuginetto”-

Scoppiammo a ridere e mi lascia cadere sul divano accanto a lui.

-Ma tu dormi sempre così?- chiese appena ci fummo calmati,- Non stai gelando?-

-No, forse l’adrenalina… L’avervi trovati sulla porta di casa, ubriachi… Non è una cosa comune.-

-Giusto.-

-Credevo che tu e Lisa steste insieme…- provai, per capire, solo per capire, mi dissi, non perché l’aver visto la giovane donna che era diventata mi avesse fatto battere il cuore. Niente affatto. Se continuavo a ripeterlo forse avrei finito per crederci.

-Per nulla… Lei… Oddio!- e ricominciò a ridere all’impazzata.

-Credo che anche tu dovresti riposare, Riccardo.-

-Sì,- disse ancora tra le risate,- ma quell’imbecille del suo ragazzo aveva ragione su una cosa… Lisa è ancora innamorata del suo primo amore.- poco dopo lo vidi socchiudere gli occhi.

Ecco come rincontrai la mia Lisa. Dal mattino dopo per me cambiò tutto, non fui più quello lasciato indietro, il ragazzo a cui piaceva divertirsi, che non voleva impegnarsi… Non fui più mio padre, divenni mio zio.

Ero finalmente cresciuto, nonostante tutto.

Il momento in cui seppi dalla mia  Lisa che ero io il suo primo amore, fu qualcosa di assurdo e sconvolgente, ma questa è un’altra storia.

A Serena vanno i nostri migliori complimenti e un grosso in bocca al lupo per un brillante futuro!

Se vi va di conoscere Serena De Benedetto, anche come traduttrice, seguitela su Subspedia.

 

Se anche tu sei un aspirante scrittore o scrittrice inviaci il tuo racconto e lo pubblicheremo sul nostro Blog, nella nuova sezione Talenti in erba.
Per ulteriori informazioni, leggi l’articolo:
D di Donna dà spazio ai giovani scrittori: inviaci la tua storia!

1 commento

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