bacio quindi sorrido
Continua l’appuntamento con la rubrica Talenti in erba. Dopo avervi presentato Chiara Fessler con il racconto Principe del bosco e Sguardo fisso sulla strada, oggi vi proponiamo il terzo ed ultimo racconto estratto dalla raccolta (Im)perfetta: Bacio quindi sorrido.

Invio o non invio? Ma soprattutto, a chi invio?

Cancello il testo, spengo il cellulare e lo appoggio sul comodino. Tolgo gli occhiali, li poggio vicino al telefono, spengo la luce, mi accoccolo sul cuscino e chiudo gli occhi.

Vorrei solo dormire in pace. Senza pensieri, sogni, viaggioni, fantasie. Vorrei che la mia testa si oscurasse come la stanza di notte. E invece, come sempre, fatico ad addormentarmi.

Sospiro e mi giro dall’altro lato.

È proprio questo al problema: quale lato scegliere?

 

Siete mai stati innamorati? Credo di sì. Sapete già quanto doloroso possa essere se la persona che v’interessa non ricambia, o se solo la vedete sorridere a qualcun altro. Ecco. Moltiplicate il tutto per due. Non è solo doloroso. È fottutamente doloroso. È straziante, ca**o.

Sono innamorata di due persone, allo stesso modo, allo stesso tempo. Com’è possibile? Guardate, se lo sapessi, sarei molto più serena anch’io. Volete che vi dica di più? Sono innamorata. Di due persone. Un ragazzo e una ragazza.

Sono una ca**o di bisessuale in crisi.

Dovreste vederli…

Lui è bellissimo. Ha i capelli biondi, corti ai lati e più lunghi in mezzo, e quando gli cadono sugli occhi li scosta con un gesto della mano che trovo affascinante. Occhi verdi, che al sole cambiano colore e diventano quasi dorati. Un sorriso meraviglioso. Fisico nella norma, né troppo gracile, né troppo palestrato. Si veste bene, non segue cecamente la moda, ha il suo stile, ma sono sicura che stia benissimo anche con il pigiama (anche se nelle mie fantasie, lui dorme solo con i boxer). Si chiama Michael, fa parte della mia cerchia di amici, e per fortuna, altrimenti non ci parlerei neanche.

E lei… Oh mio dio. È di colore, e già questo la rende molto, molto attraente. Porta i capelli cortissimi. Ha gli occhi scuri, color cioccolata. Una risata capace di sciogliere chiunque. Non è troppo alta, e ha un fisico asciutto, a parte il seno… Dio. È perfetto. Si veste “comoda” diciamo, non l’ho mai vista con una gonna o con dei leggins, sempre jeans, ma non da maschiaccio. Lei si chiama Alex, ed è arrivata da poco all’università. Non le ho mai parlato…

E io, io mi chiamo cretina. Perché cavolo, ho venticinque anni, sto per laurearmi, sono le due di notte ed io sto qui, a letto, come una stupida dodicenne, a pensare a loro invece di dormire.

 

La sveglia suona troppo presto, come sempre. Anzi, io mi sono addormentata troppo tardi, come sempre.

Mi stropiccio gli occhi, inforco gli occhiali e come prima cosa controllo il cellulare. Nessun messaggio. Nessun whatsapp. Niente. Mi alzo, depressa.

Come mi vesto? Oggi li vedrò entrambi. Vestirsi alla moda e femminile per far colpo su di lui o più comoda per piacere a lei? Che poi, a lei piacerò? Non abbiamo mai parlato. Cioè, siamo compagne di qualche corso, ci salutiamo, ma basta. Lei non ha ancora legato con nessuno, che io sappia, ed io sono troppo imbranata e timida per chiederle di unirsi al mio gruppo. In ogni caso, non so se le piacciono gli uomini o le donne. O entrambi. O nessuno. Magari è asessuale. Ca**o, sto delirando.

E Michael? Lui sì che potrebbe essere gay. Si veste bene. Oh, come sono ipocrita a basarmi sugli stereotipi. A volte usciamo insieme – non soli ovviamente – e penso che l’avrebbe detto, no? Ci si conosce tutti da un po’… Quindi…

 

A forza di ragionamenti basati su castelli in aria è diventato tardissimo, per cui infilo la mano nell’armadio e pesco i primi vestiti che trovo.

Mezzora dopo, sul bus che mi porta all’università, mi accorgo che sulle calze pesanti che ho abbinato a una minigonna e a un maglione, c’è un buco all’altezza del ginocchio. Insomma, questa giornata è iniziata proprio bene.

Arrivo giusto in tempo per trovare un posto libero prima che il prof inizi la lezione. Tiro fuori il mio blocco degli appunti e provo a seguire una complicatissima lezione di letteratura inglese. E tutto procede anche bene, finché non mi accorgo di un ciuffo biondo poche file davanti a me, e il mio cuore salta un battito. Michael.

Per me la lezione finisce lì. Il prof continua a spiegare, e di per sé anch’io continuo a scrivere sul blocco. Ma non appunti. Solo “Michael”, in duemila scritture diverse e contornato da cuoricini.

«Lui?» Eleonora, la mia vicina di posto nonché amica della compagnia, mi tira una gomitata e indica il meraviglioso ciuffo biondo.

«Ehm… Sì!» ammetto, imbarazzata per essere stata scoperta in un atteggiamento così infantile.

«Mica male», continua lei. «Ma personalmente, non mi convince. È troppo perfetto, curato e vestito bene. Secondo me è gay.»

Visto, lo pensavo io!

«Boh… Non saprei», rispondo.

«E parlaci dopo lezione, no?» sorride lei.

«Certo. Potrei andare da lui, tipo, ciao Michael, vuoi vedere i miei bellissimi appunti?» dico, sarcastica, indicando la pagina scarabocchiata.

«Così capisce subito che ti piace», ridacchia.

«Certo…» inizio a mettere via tutto, dato che il prof ha finito di spiegare.

«Ti va di pranzare insieme? Gli altri non so dove siano», dice mentre usciamo.

«Nemmeno io. Volentieri, dai!» accetto sorridendo.

Facciamo la coda in mensa e stiamo cercando posto, quando lei si blocca e mi indica un tavolo. Guardo, c’è Michael seduto da solo. Provo a scuotere la testa, ma lei si è già fiondata al tavolo.

«Possiamo?» gli chiede.

«Sì, sì, certo.»

«Grazie», rispondiamo in coro. Poi non so più che dire. Per fortuna ci pensa Ele.

«Sai dove sono gli altri?» chiede. Per altri intende Giorgia, Simone e Andrea, con i quali usciamo di solito.

«Tirocinio credo!»

«Giusto!» esclama.

«Vero!» dico contemporaneamente. «Mi ero dimenticata che iniziavano oggi.»

«A me è venuto in mente solo quando non ho visto Simo alla solita fermata del bus…» continua Michael sorridendomi. Aspetta, mi sorride?! Ooh…

«Scusate, posso sedermi qui?» veniamo interrotti da una voce.

Tutti e tre alziamo gli occhi.

«Sì certo», rispondono Eleonora e Michael. Io faccio fatica a deglutire. Non ce la posso fare.

 

È Alex. Che si siede vicino a Michael, di fronte a me. Potrei morire ora.

«Scusate, ma non c’è altro posto…» dice, iniziando a mangiare.

«Nessun problema», le sorride lui. «Io sono Michael», si stringono la mano.

Li odio.

«Io sono Alex. Voi siete Eleonora e Cris… Tina, giusto?»

«Cristiana in realtà. Ma Cris è meglio.»

Fantastico, non si ricorda manco come mi chiamo.

«Scusami, non sono brava con i nomi.»

Nessuno ribatte e finiamo di mangiare in silenzio. Di sottecchi li osservo; Alex mangia lentamente, riesco a trovare sexy perfino il modo in cui mastica. Sposto lo sguardo sul piatto di Michael, che ha finito e giocherella con la forchetta. Quando sto per scappare da questa situazione opprimente, finalmente Eleonora parla.

«Comunque ragazzi, questo venerdì venite alla festa in discoteca? La organizza qualcuno che non conosco, ma ci possono andare tutti. A me piacerebbe, ma non c’è nessuno che viene con me. Il mio ragazzo non è tipo da discoteca, infatti, va a un concerto dei… cosi… boh, Lin-qualcosa Park…»

«I Linkin Park!» esclamiamo all’unisono Alex ed io. Poi ci sorridiamo.

«Mi pare che neanche voi siate da discoteca allora!» ridacchia Eleonora. «E tu?» domanda, rivolta a Michael.

«Anch’io li conosco i Linkin Park! Ma parlando della festa, io e i ragazzi avevamo già pensato di andarci», risponde.

«Cris, tu non vieni?» mi domanda Ele, con uno sguardo eloquente. Se solo sapesse come mi sento in questo momento. Andare alla festa dove ci sarà anche lui o proseguire la conversazione sui Linkin con Alex? Tanto per cambiare sono confusa. E ragionare con loro due che mi guardano, non è certo più facile, anzi.

«Non so. E tu Alex? Sei tipa da discoteca?» chiedo, tanto per guadagnare tempo e informazioni.

«Abbastanza, dai. Forse lì troverò qualcuno che mi passa un po’ di crack.»

Spalanco gli occhi, e anche gli altri rimangono interdetti. Eleonora è la prima a riprendersi.

«Cioè, tu…?» non riesce a concludere la domanda.

«Oddio, dovreste vedere le vostre facce. Stavo scherzando!» scoppia a ridere Alex.

Dopo un attimo di smarrimento partiamo a ridere tutti come pazzi.

«Ci sono rimasta…» Ele è di nuovo la prima a parlare.

«Ho notato», Alex ha le lacrime dal ridere. E’ dolcissima. «Comunque mi piacerebbe, ovviamente non per la droga! Ma sarei da sola, ancora non conosco molta gente qui…»

«Beh, vieni con noi!» esclamo subito. Poi ammutolisco. Forse sono stata troppo precipitosa.

«Perché no», mi sorride. Potrei perdermi in quegli occhi color cioccolata…

«Ottimo allora!» esclama Eleonora. «Michael, allora ci vediamo là, mi raccomando non tirare pacco», sottolinea. Io distolgo i miei pensieri da Alex e ripiombo nel vortice. Lui? Lei? Lui o lei?

«Sì, ma perché ti interessa tanto? Vuoi tradire il tuo ragazzo con me?» Michael si è accorto che Ele ha calcato la mano. Adesso voglio vedere cosa gli risponde.

«Non io… Cioè… Bah, lascia stare», borbotta lei.

Alex li osserva, poi si volta verso di me con sguardo interrogativo. Alzo le spalle facendo finta di non capire. Anche perché se io le piacessi, ma lei capisse che mi piace Michael perderei un’occasione con lei. E se Michael capisse che in realtà a Ele interessa che lui ci sia per me… Boh. Confusione. Casino. Tanto per cambiare.

 

Finiamo di mangiare, ci salutiamo e ognuno va per la sua strada.

Raggiungo l’aula convinta che non riuscirò a seguire, tra l’abbiocco del dopo pranzo e i soliti pensieri, invece il professore è molto coinvolgente e due ore volano via veloci.

Quando esco per tornare al mio buco di appartamento noto che sta diluviando.

Mi prende lo sconforto e sono già rassegnata a correre sotto l’acqua, aspettare un bus in ritardo e pieno e arrivare col morale più giù dei miei capelli bagnati, quando una macchina si ferma davanti a me e qualcuno tira giù il finestrino.

«Ehi!» urla Alex da dentro l’auto. «Vuoi un passaggio?»

Non tutta la pioggia vien per nuocere.

Alzo il pollice per darle un segno di ok, poi corro fino dalla parte del passeggero e mi butto dentro.

«Grazie!» Esclamo, veramente riconoscente. Poi mi arriva una ventata del suo profumo, del quale la macchina è impregnata, e i miei ormoni mandano in pappa il mio cervello. Sono costretta a chiudere gli occhi e stringere il manico della mia borsa per qualche secondo prima di riprendere il controllo.

«Tutto bene? Sei pallida.»

«Sì, non ti preoccupare», faccio un sorriso forzato. «Ma tu sai dove abito? Cioè, non vorrei farti attraversare tutta la città per accompagnarmi, se poi non abitiamo vicine…»

«Mi piace guidare non ti preoccupare. Dimmi dove ti devo portare!»

«Sei sicura? Faccio ancora in tempo a prendere il bus!»

«Sicura, dai! O hai paura di dirmi dove abiti?»

«No, ma va», ridacchio. «Tu vai che io ti faccio da navigatore. Però poi almeno sali e ti offro qualcosa!» propongo. Da dove arriva tutto ‘sto coraggio?

«Volentieri», accetta sorridendo.

 

In meno di venti minuti siamo a casa. Sono fortunata a vivere da sola, anche se l’appartamento è piccolo, posso avere i miei spazi.

«Prego», la invito a entrare, aprendo la porta.

«Grazie… Com’è carino qui», dice Alex, osservandosi intorno.

«Piccolo ma confortevole. Vuoi un tè? O preferisci qualcos’altro?»

«Il tè va benissimo, così mi scaldo. Fa freddissimo fuori, anche se siamo quasi in primavera…»

«Eh, qui al nord è così purtroppo», confermo, mentre armeggio col bollitore.

«La pioggia mi mette tristezza. A dire la verità ti ho chiesto se volevi un passaggio per non rimanere da sola. Qui non conosco ancora nessuno, e anche dove sto non sembra davvero casa mia…»

«Mi fa piacere la tua compagnia», rispondo sincera.

Mi volto a guardarla, sembra persa nei suoi pensieri.

«Spero di non disturbare troppo.»

«Ma figurati. Come mai ti sei trasferita qui? Se posso…» azzardo a chiedere.

«Casini in famiglia. La vita con i miei era diventata impossibile; credo di averli delusi…» racconta, malinconica.

«Oh… Ma di dove sei, esattamente?»

«Io sono senegalese di origine, ma sono nata in Italia e prima stavo in un paesino vicino Siena. Qui abitava una mia vecchia zia, e quando è morta ha lasciato libero l’appartamento… Così ho colto l’occasione per fuggire da una situazione che cominciava a starmi stretta», spiega. «Tu invece? Sei qui da sola?»

«Sì, anch’io sono scappata dai miei. Ma solo per studiare, quando posso vado a trovarli. Loro abitano a Bressanone, sai dov’è?»

«Circa… Ancora più al nord di qui, giusto?»

Dal bollitore arriva un “tin” che ci avvisa che l’acqua è calda.

«Sì, un’ora circa di macchina a nord di qui. Che tè vuoi?»

«Quello che fai per te va bene.»

 

Passiamo qualche ora a chiacchierare del più e del meno, poi mi annuncia che deve andare.

«Beh, domani niente uni per fortuna. Allora ci vediamo in discoteca?» domando.

«È proprio una figata questa storia delle lezioni solo fino a giovedì! Comunque sì, ci vediamo lì… Mmh, ti lascio il mio numero, così se vuoi ti passo a prendere?» propone, incerta.

Non posso chiedere di meglio!

«Volentieri!» esclamo segnandolo sul cellulare. «Allora ti chiamo domani.»

«Certo. Buona serata!» dice, uscendo.

«Ciao!» la saluto con la mano, chiudo la porta e mi metto a saltellare per la felicità.

 

Venerdì mattina mi sveglio riposata e con il sorriso sulle labbra, cose che non succedevano da mesi ormai. Mi faccio i complimenti da sola per non aver ceduto a scrivere ad Alex un messaggio della buonanotte, e prima di cadere in tentazione e scrivergliene uno del buongiorno, vado a fare colazione.

La mattina trascorre pigramente; rileggo qualche appunto, ordino casa, lavo i piatti, faccio una lavatrice. A pranzo cucino una pasta al volo, poi mi siedo sul letto pronta per iniziare un nuovo libro. Apro e in lontananza sento il trillo del mio cellulare. Non ce la faccio a ignorare il messaggio, per cui mi alzo e vado a vedere.

È Alex.

Ciao, come va? Dormito bene? 🙂 Posso passare prima così ci prepariamo insieme?

Ci sta provando con me, è evidente, ovvio, palese.

Ciao! Tutto ok, tu? Io sono qui, passa quando vuoi 🙂

Che magari faccio finta di essere sorpresa e mi faccio trovare nuda e finiamo a letto.

“Cristiana smettila!” Esclamo ad alta voce. E menomale che avevo fatto i complimenti al mio autocontrollo! È semplicemente una ragazza sola che ti vede come un’amica. Punto. Basta viaggioni.

Ma è più facile a dirsi che a farsi. Provo a riprendere in mano il libro, ma non riesco a concentrarmi. Mi sale l’ansia, respiro profondamente, giro per l’appartamento, sembro un topo in gabbia. Faccio la pipì cinque volte nel giro di un’ora. Sono distesa per terra con le gambe in aria quando finalmente suona il campanello.

 

«Ehi!» mi saluta con entusiasmo.

«Ciao, entra», la faccio accomodare.

«Spero di non sembrare invadente…»

«Ma va, figurati. Allora, quali sono i tuoi programmi?»

«Ho portato trucchi e qualche vestito. Ce li proviamo finché non siamo soddisfatte?»

E così ci vestiamo e svestiamo una decina di volte a testa; spesso devo fare uno sforzo incredibile per non avvicinarmi a quel corpo invitante e baciarla. A volte, lo ammetto, la sfioro di proposito. Ha così un buon profumo… E si cambia davanti a me come se l’avessimo sempre fatto. Con una naturalezza… In queste ore, se qualcuno mi chiedesse se mi piace Michael risponderei “Chi? Non conosco nessuno che si chiami così.”

 

Finalmente siamo pronte.

Io ho optato per dei leggins neri con tanti piccoli teschi bianchi, abbinati a una canotta lunga di pizzo, e sopra un cardigan nero. Anche il trucco è abbastanza dark.

Lei, conforme allo stile col quale la vedevo di solito, ha preferito dei jeans a vita bassa piuttosto larghi, che le cascano addosso benissimo, un top giallo fluo aderente – dico solo che guardandola mi vengono gli occhi a cuoricino – e una maglia bianca non troppo lunga che lascia la pancia un po’ scoperta. Pazzesca. Le suggerisco un ombretto perlato, ed è la fine del mondo.

 

«Ehi?» mi domanda sorridendo. Mi accorgo di averla fissata un po’ troppo a lungo.

«È che sei… bellissima», ammetto, senza mezzi termini.

«Grazie», esclama stupita. «Anche tu», mi sorride.

Ecco. Adesso vorrei baciarla. Prenderla per i fianchi, che s’intravedono nudi sotto la lana leggera della maglia e tirarla dolcemente verso di me, in modo da far entrare in collisione le nostre bocche. Poi chiudere gli occhi e schiudere le labbra. E…

Ma lei si sta già dirigendo verso la porta.

«Andiamo?» domanda con un sorriso titubante. Sbatto le palpebre e l’immagine di noi due svanisce. Ora ci sono solo io… e lei.

«Sì», sospiro. «Prendo la borsa e arrivo.»

 

Saliamo nella sua macchina e tutto il tragitto siamo molto silenziose. Spero vivamente che la serata migliori.

Arriviamo presto, c’è ancora poca gente, per cui ci sediamo sugli sgabelli al bancone e beviamo qualcosa. Anche qui chiacchieriamo poco. Non so cos’abbia lei, e a dire la verità, non so nemmeno cos’ho io.

 

«Ciao ragazze! Non ballate?» Michael si presenta davanti a noi con un suo amico, Giorgio. È un’apparizione e ho un momento di smarrimento. Ca**o, è vestito troppo bene. Un po’ da fighetto, jeans stretti, maglioncino… Oddio, sta benissimo. È troppo per me…

«Ci concedete l’onore?» rincara la dose Giorgio.

«Va bene, dai», sorride Alex, alzandosi.

Non ho intenzione di fare la musona in discoteca, quindi bevo d’un fiato quel che avanza del mio drink e mi alzo. L’idea di ballare vicino a Michael e ad Alex non mi dispiace neanche troppo. Una mano che sfiora uno e una mano che tocca l’altra. Sono una cavolo di pervertita!

Sorrido pensando ai miei discorsi mentali.

Arriviamo in pista, ancora non troppo affollata, ed è qui che accade il disastro.

Giorgio mi afferra per la mano e si mette a ballare di fronte a me, mentre Michael e Alex, a qualche passo da noi, ballano allo stesso modo. Ma… non dovevamo ballare tutti insieme? Li vedo e mi vien quasi male. Tutta quella bellezza così vicino. E insieme. E senza di me. Non si girano neanche un momento. Si guardano negli occhi… E sorridono…

Mi costringo a distogliere lo sguardo. Davanti a me Giorgio non si accorge che non gli do retta, perché è troppo preso dalla musica. Meglio così.

Faccio dei piccoli passi a tempo, senza né energia né voglia. Sono pienamente consapevole di quello che sta succedendo a qualche metro da me.

«Ciao Cris!» Eleonora mi urla nelle orecchie per farsi sentire.

«Ehi! Com’è?» chiedo, sollevata per questa piccola distrazione che mi offre.

A gesti mi fa capire che vuole andare verso il bar. Cerco di avvisare Giorgio, ma non mi guarda neanche. Così la seguo.

 

«Finalmente, almeno qui si può parlare. Mi porta una birra?» chiede al barista. Poi si rivolge a me. «Bevi qualcosa?»

«Ma sì, una birra anch’io. Allora, sei qui da sola alla fine?»

«No, sono con mia sorella e il suo ragazzo, ma si sono già persi. Almeno ho trovato te.»

«Per fortuna, mi hai salvato da quel tipo!» rido, riconoscente.

Il barista ci porta le birre.

«Ma chi è? E poi perché non ballavi con Michael?» chiede Eleonora.

«Si chiama Giorgio, è un amico di Michael… Che era impegnato a ballare con Alex», spiego, secca.

«Mmh… Brutta storia.»

«Già», confermo, anche se per me è brutta il doppio di quello che sa lei.

«Dai, andiamo a ballare anche noi, magari si ingelosisce!» propone con un sorriso.

«Magari!» dico poco convinta, però accetto lo stesso.

In pista provo a svuotare la mente. Ballo, ascolto la musica, rido per come Eleonora si scatena e non penso agli altri. Finché…

«Ehi, eri sparita!» mi si presenta davanti Giorgio. «Dai, vieni qua!» mi afferra per le mani e mi attira a sé.

«Ma io…» provo a fare resistenza e cerco con gli occhi Eleonora, che mi guarda interdetta.

«Eddai, la tua amica e Michael sono piuttosto affiatati, mica vorrai lasciarmi in bianco no?» mi indica un punto alla nostra destra.

Michael e Alex ballano vicinissimi, e non in modo molto casto.

«No grazie», gli dico, e con uno strattone mi libero dalla sua presa. Poi mi dirigo verso l’uscita.

«Ca**o, Cris», mi raggiunge Ele, che ha visto tutta la scena. «Vai a casa?»

«Non posso neanche. Sono venuta qua con Alex!» rispondo tristemente.

«Cosa?! Ti ha portato e poi ti frega il ragazzo?!»

«Ma non le ho detto che mi piace…»

«Mer*a. Che situazione. Ascolta, chiedo a mia sorella le chiavi della macchia e ti accompagno io, ok?»

«Davvero?» le chiedo piena di speranza.

«Vado a cercarla e torno, non ti muovere. Arrivo subito.»

Torna poco dopo sventolando le chiavi. Apre una macchina e saliamo.

«Grazie…» dico.

«Figurati. Rimarrei con te, ma a mia sorella serve la macchina…»

«Ma non ti preoccupare, sei già super gentile», dico, sincera.

Poco dopo la ringrazio ancora per tutto e salgo a casa. Butto borsa e scarpe in un angolo, lancio via i vestiti, mi tolgo il trucco, infilo il pigiama più morbido che ho e vado sotto le coperte.

Nel buio mi lascio andare a un pianto liberatorio.

 

Sabato mattina mi sveglio con gli occhi gonfi e zero voglia di alzarmi. Mi trascino in cucina, e mangiucchio una brioche per colazione. Riordinando trovo la borsa che avevo ieri e prendo il cellulare. Due chiamate perse e tre messaggi. Di Alex.

Ehi, dove sei?

Ho visto Eleonora e mi ha detto che ti ha riaccompagnato a casa perché non stavi bene… Potevi avvisarmi, ti portavo io! Spero tu stia meglio…

Ehi, come stai?

L’ultimo è di poco fa. Non le rispondo. Che cosa dovrei dirle? Che mi piace? E che mi piace anche Michael? Tanto ora li odio tutti. No, non è vero… È la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba.

 

Metto via il cellulare ma squilla appena lo appoggio. Penso che sia Alex, non voglio risponderle. Invece guardo il nome, ed è Eleonora.

«Pronto?» rispondo.

«Ciao, come stai?»

«Mmh…» mugugno come risposta.

«Posso capire… Vuoi che passo da te? O vuoi uscire?»

«Non so… Sono un po’ un disastro, e casa mia non è messa meglio…» contesto stancamente.

«Ti do una mano io, mettiamo a posto tutto, te compresa, poi cuciniamo qualcosa, ok?»

«Va bene. Grazie.»

«Arrivo tra poco! Ciao!» mi saluta.

«Ciao», riattacco.

 

Finiamo di riordinare che è praticamente ora di pranzo. Ele fruga nel mio frigo, ma non riesce a creare nulla di meglio che una pasta in bianco.

«Mi sento un po’ inutile», ammetto, mentre cucina.

«Dai, non fare così. Mi diverto.»

«A curare casi disperati?» ironizzo.

«Sì, sono il mio forte», sorride. «Ne vuoi parlare o… lasciamo perdere?» domanda.

«È che mi sento così stupida a parlarne… Cioè, sembro una tredicenne in crisi ormonale!» mi dispero.

«L’amore ci prende male a qualsiasi età. Soprattutto se il ragazzo che ti piace se la fa con un’altra.»

«È che… È che mi piace anche lei», ammetto.

«Cioè?» non capisce.

«Io sono… insomma, mi piacciono sia le ragazze che i ragazzi. E… in questo periodo… ho perso la testa per Michael… e per Alex», butto fuori.

«Oh… Cavolo… Cioè, non so che dire. E ancora più uno schifo insomma.»

«Già. Un doppio schifo.»

«Non credevo che ci si potesse innamorare di due persone allo stesso momento…» riflette Eleonora.

«Già, nemmeno io. Ma è successo…»

«E poi, beh, immagino che sia strano essere innamorati di una ragazza, no?»

«In realtà che ero attratta anche dalle ragazze, lo sapevo già.»

«Almeno quello non ti ha sorpreso allora», sorride, cercando di sdrammatizzare.

«Almeno.»

 

Ele va a casa per studiare qualche ora dopo, lasciandomi sola con i miei problemi, ma con una casa veramente pulita. Alex mi scrive ancora, ma non le rispondo. Che dovrei dirle? Non so più nulla… Alla fine ci speravo. Ci credevo, dopo il pomeriggio insieme che anche lei provasse qualcosa per me. Tutto lo lasciava presagire… Invece… Proprio con lui doveva andare? Non ci potevo ballare io con Michael? E lei con Giorgio? Almeno stavo vicina a lui! Sono passata da due a zero nel giro di una stupida canzone house.

 

Arriva la sera, la notte, la domenica mattina, la domenica pomeriggio, e infine anche il lunedì mattina. Sembra che tutto giri intorno a me, mentre io sto ferma e non riesco a fare nulla. Non so se voglio che il vortice si fermi o se voglio che mi faccia salire su nel suo turbinio. Tutto ciò che so, è che non voglio stare sola. Anzi, in realtà non voglio vedere nessuno, e vestirmi per uscire e andare in uni, sapendo che li vedrò, è una tortura.

 

Le prime lezioni riesco ad evitarli. Alla terza vedo Eleonora e mi siedo accanto a lei.

«Come stai?» domanda premurosa.

«Così così. Grazie per sabato», le sono riconoscente.

«Figurati. Li hai visti o sentiti?»

«No, anche se Alex mi ha scritto. E temo il momento in cui li vedrò. Spero almeno che non mi sbattano in faccia la loro felicità.»

«Vade retro!» esclama incrociando gli indici a formare una croce.

«Esatto», riesce a strapparmi un sorriso.

 

A pausa pranzo vedo Michael, qualche metro davanti a me, che fa la fila in mensa. Da solo… Strano. Al mio turno afferro il vassoio e lo seguo. Metto via la rabbia e sfodero l’accidia.

«Ciao!» lo saluto ad alta voce.

«Ehi. Come stai? Alex è andata fuori di testa venerdì, perché stavi male…» manco mi saluta che già mi parla di lei.

«Già, mi è venuto il diabete e un picco di iperglicemia vedendo voi due abbracciati.»

«Ach, lascia stare va. La peggiore serata che io abbia mai avuto. Illuso fino all’ultimo.»

«Hm?» lo guardo perplessa.

«Alex! Ca**o, abbiamo ballato appiccicati e tutto andava bene. Poi te sparisci e lei impazzisce, ti cerca, ti scrive, e ok che si era preoccupata, ma mi ha lasciato lì come un co***one! E vabbè, fa niente. Allora sabato ci riprovo, la invito a pranzo fuori, magari posso avere l’onore di concludere?»

«Scusa, ma te vuoi solo portarla a letto?!» esclamo scandalizzata.

«Quando una ti balla addosso in discoteca, quello è il normale epilogo. Invece sai cosa mi ha detto quella str***a?! Le chiedo di uscire sabato e mi chiede perché. Cristo, dove hai vissuto fino adesso? In Africa non funziona che quando un ragazzo ti chiede di uscire vuol dire che vuole concludere?!» dice inc*****o.

«Ma cosa stai dicendo? Che razzista sei?» sono sempre più turbata.

«Razzista? Mi ha mandato in bianco dicendomi che è lesbica! Lesbica! Come dovrei reagire?!»

«Cosa?!» esclamo.

«Appunto. Oltre che negra è pure una deviata. Che schifo.»

«Schifo farai tu!» gli urlo in faccia. Sbatto il vassoio su un tavolo e me ne vado, quasi correndo.

 

Mi fermo solo per entrare in bagno e chiudermi dentro. Non credo di riuscire a sopportare tutte queste emozioni contemporaneamente. Amore, speranza, delusione, tristezza, solitudine, rabbia, odio e di nuovo amore e speranza. Sono veramente sconvolta dal fatto che nonostante Michael faccia parte del mio gruppo di amici da qualche anno non mi sono mai accorta di quanto razzista e str***o fosse. E omofobo. Anche se forse è solo amareggiato perché Alex non ci è stata con lui… Certi termini non avrebbe dovuto usarli. Negra? Ma cos’è? Veramente discrimini solo per il colore della pelle? E poi, comportarsi così con una ragazza… Ballare in discoteca vuol dire che dopo te la devi portare a letto? Pensavo che fosse maturo, non che si comportasse da stupido!

E Alex. Alex è lesbica? E mi ha cercato? Ed era preoccupata per me? O l’ha detto a Michael solo per levarselo di torno? Devo assolutamente trovarla.

 

Esco dal bagno, la cerco per i corridoi ma sembra non esserci da nessuna parte. Frustrata mi appoggio a un muro, e in quel momento appare Eleonora.

«Cris, come va?» mi saluta.

Eccola! In fondo al corridoio intravedo una sinuosa figura scura.

«Scusami, ti dico dopo!» esclamo, mettendomi a correre verso Alex.

Urto qualche studente che mi guarda male, ma riesco a raggiungerla prima che entri in aula. La afferro per un braccio.

«Ehi!» esclama sorpresa, voltandosi. «Ah, ciao, sei tu. Che fine hai fatto?»

«Scusa», ansimo per la corsa. «Senti, ti devo parlare. Hai tempo adesso?»

«Credo che nessuno noterà la mia assenza a lezione. Dai andiamo!»

 

Arriviamo in un bar vicino all’uni in meno di dieci minuti.

«Mi dispiace di essere sparita venerdì… È che ti ho vista abbracciata a Michael e…» incomincio a spiegarle.

«Guarda che non ci ho fatto niente, io pensavo che volesse solo ballare, e mi sono detta perché no, non sapevo che ti piacesse e non era mia intenzione mettergli strane idee in testa, forse con lui non sono stata abbastanza chiara, voleva solo portarmi a letto, ma non c’è stato niente perché…»

«Lo so, ci ho parlato prima», interrompo il fiume di parole. «Mi ha detto tutto.»

«Ah… Tutto… tutto?»

«Beh, diciamo che mi ha detto perché non ci sei andata a letto.»

«Ah… Beh, allora puoi stare sicura che non voglio rubarti il ragazzo», azzarda una risatina.

«Allora è vero?» chiedo, giusto per esserne sicura.

«Sì… Sì, mi piacciono le ragazze.»

Cristiana, non saltare sul tavolo a ballare per la felicità. Trattieniti.

«Ah», le sorrido. «Comunque, per chi mi hai preso? Io non voglio come ragazzo un tizio che ci prova con una in discoteca e vuole portarsela subito a letto! Non voglio più avere niente a che fare con quello str***o! Diciamo che il suo ciuffo biondo era molto intrigante e che anche il fisico non è niente male, ma dopo il modo in cui mi ha parlato prima non voglio proprio averci nulla a che fare.»

«Perché, che altro ha detto?»

«Non lo vuoi sapere davvero, fidati.»

«Cattivo?»

«Molto. Ma secondo me è geloso del fatto che becchi molta più f**a tu di lui», ridacchio.

«Oh, oddio!» scoppia a ridere. «Ma… sembra che non ti faccia né caldo né freddo che io… sia lesbica», mi guarda con aria interrogativa.

«In realtà mi fa abbastanza caldo invece…» sussurro, abbassando lo sguardo.

«Cosa?» esclama sorpresa.

Torno a guardarla negli occhi.

«Sono felice che tu sia lesbica, perché io sono bisex e tu mi piaci», non credo di aver pronunciato davvero queste parole finché non vedo la sua bocca e i suoi occhi spalancarsi per lo stupore.

«Oh!… Quindi… quindi in discoteca ci sei rimasta male perché lui ballava con me, non perché io ballavo con lui?!» esclama incredula.

«È molto più complicato. Mi piacevate entrambi, e in un gesto solo credevo di aver perso tutti e due. Poi oggi ho parlato con lui e, ca**o, è omofobo e razzista, ogni briciola di sentimento che provavo per lui si è dissolta in un batter d’occhio.»

«Ah… Cavolo, non volevo ferirti», dà un’occhiata al suo cellulare. «Senti, devo tornare, ho una lezione importante tra poco.»

«Ti accompagno», dico alzandomi. Ma la mia dichiarazione? Ha deciso di ignorarla? Faccio schifo? Non vuole saperne di me?

Paghiamo e camminiamo fino all’uni in silenzio.

La accompagno fino all’aula in cui ha lezione. Tentenniamo a salutarci, non sappiamo cosa fare, siamo imbarazzate.

«Beh, io entro. Ciao Cris», sbotta d’un tratto.

«Ok, ciao. Buona lezione», ribatto, con un lieve disappunto. Mi volto e inizio a camminare verso l’uscita. Sono un po’ demoralizzata. Cioè, non mi ha neanche detto di no. Non ha proprio detto nulla. Ho fatto uno sforzo incredibile per dirle quello che provo… e lei mi ignora alla grande.

Cammino verso la fermata del bus guardando per terra e tirando calci ai sassi come fanno i bambini. Il bus arriva, salgo, timbro e mi siedo, come sempre. Nessuno si è accorto che sono cambiata. Nessuno ha avuto una reazione. Mi sento invisibile. Piccolissima. Insignificante.

Il bus chiude le porte e si mette in movimento. Poi si ferma bruscamente e le riapre.

«Grazie!» esclama ansimando una voce familiare.

Alzo gli occhi, e incontro i suoi.

«Alex?»

«Cris», si avvicina, respirando pesantemente. «Dea, che corsa che ho fatto.»

«Ma perché?»

«Perché anche tu mi piaci. Non potevo farti scappare di nuovo», sorride. Sorrido anch’io. Poi mi si avvicina e appoggia delicatamente le sue labbra alle mie. Chiudo gli occhi, ma li riapro subito dopo per paura che possa essere solo un sogno. Invece lei è ancora china di fronte a me e mi guarda sorridendo.

«Ehi tu!» mi rimbecca un ragazzo sui trent’anni seduto qualche posto dietro di me. Ecco, adesso partirà con un ca**o di discorso omofobo, ne sono certa.

«Sì?» domando timorosa.

«Glielo dai un bacio come si deve alla tua ragazza? Ha fatto una corsa pazzesca per riuscire a prendere l’autobus per te! Potrebbe meritarselo!»

«Ah!…» Esclamo sorpresa.

Guardo Alex tra lo stupito e il divertito. Poi la attiro a me e la bacio con passione, ma siamo costrette a smettere perché stiamo ridendo.

 

Cosa c’è di più bello che non riuscire a baciarsi perché si sta ridendo per la felicità?

Se anche tu sei un aspirante scrittore o scrittrice inviaci il tuo racconto e lo pubblicheremo sul nostro Blog, nella nuova sezione Talenti in erba.
Per ulteriori informazioni, leggi l’articolo:
D di Donna dà spazio ai giovani scrittori: inviaci la tua storia!

 

 

1 commento

  1. […] #Talentiinerba: Bacio quindi sorrido di Chiara Fessler […]

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